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Blue Whale psicosi o realtà?

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Blue Whale psicosi o realtà?

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Dopo Russia e Spagna Blue Whale arriva in Italia, ma il gioco dell’orrore è solo una psicosi di massa oppure è un rischio reale?

Al di là delle ricostruzioni, dell’effettiva veridicità del fenomeno, o della tempistica con cui è esploso in Italia, la questione Blue Whale è un caso abbastanza esemplare di come alcune notizie riescano a farsi strada nell’agenda dei media edilagare a livelli spropositati. Dopo il servizio delle Iene andato in onda il 14 maggio scorso è infatti  partita una specie di psicosi animata da articoli, video e passaparola che ha contagiato praticamente tutto il paese. Ma cosa c’è di vero? il suicide game Blue Whale è realtà oppure è solo una fantasia montata ad arte?  Secondo la psichiatra Donatella Marazziti e il sociologo Mario Campanella, del Comitato Scientifico della Fondazione sulle Neuroscienze Brf. si tratterebbe di un rischio reale.  “La sfida autolesionistica via app del Blue Whale Challenge avrebbe coinvolto “almeno duemila i ragazzi italiani, e molti di essi sono racchiusi in un’età che va dai 16 ai 18 anni. Si tratta di un effetto a cascata definito Reven.  L’effetto Raven è determinato da un’affiliazione di gruppo che si nutre del sistema apparentemente aggregativo e di una sensazione di condivisione macabra. Se si pensa che un adolescente su quattro ha pensieri di suicidio, fortunatamente transitori si comprende come questa sottomissione a un imperativo di massa agisca sui nuclei fondamentali del pensiero. – Questo è quanto scrivono in una nota  Marazziti e Campanella, che proseguono – Ci rivolgiamo al ministro Marco Minniti affinché possa potenziare la polizia postale e i servizi dedicati ai pericoli sul web: i nostri adolescenti sono a forte rischio”.

Ma cosa è il Blue Whale challenge? Il presunto gioco al suicidio nato in Russia, consisterebbe nel contattare tramite profili falsi o anonimi sui social degli adolescenti proponendo loro una sfida attraverso 50 prove, di pericolosità crescente, cui non ci si può sottrarre, pena ritorsioni. Fra le prove, incisioni sulla pelle, selfie in situazioni pericolose, fino al suicidio finale. Un gioco elusivo, tanto che per qualcuno si tratterebbe di una bufala montata ad arte, ma in un intervista rilasciata a “Il Giorno” Elvira D’Amato, vice questore aggiunto e membro del pool della Polizia postale ha dichiarato “Stiamo indagando su circa 40 segnalazioni, ma i casi potrebbero essere molti di più. Alcune delle segnalazioni parlano di più persone: un gruppo o un’intera scolaresca. C’è stata un’impennata [di segnalazioni] negli ultimi giorni, anche grazie ai media. Le segnalazioni sono molto diverse tra loro, stiamo indagando per verificare quanti falsi dispositivi e casi di emulazione del gioco ci sono” –  ha detto il vice questore , che prosegue –  “Difficile individuare cosa spinge davvero i ragazzi ad avvicinarsi al gioco. “Il Blue Whale è una delle tante armi che hanno i giovani per avviare atti di autolesionismo. Molte storie affondano nel disagio giovanile. Tanti ragazzi, già prede di fenomeni di cutting , cascano nel gioco facilmente. Invece in altri casi la spinta è arrivata da una pericolosa curiosità. Magari seguono l’amichetto e si ritrovano nella trappola. Ad esserne attratti soprattutto ragazzini, Le segnalazioni arrivano da tutto il territorio, si parla di adolescenti. Andiamo dalle ultime classi delle medie fino alle superiori. Ma ci cascano anche ragazzotti più grandi sui 19 anni”.  La ha inoltr confermato che la Polizia postale si sta muovendo in queste settimane con Interpol e Europol “Inoltre stiamo monitorando l’evoluzione degli hashtag. Per fortuna abbiamo dei canali diretti con Facebook e Twitter e altri importanti social network. A loro chiediamo log per identificare in tempo reale gli utenti”. Nessun caso accertato per ora. E le indagini sul caso di Livorno sono ancora aperte. Blue Whale insomma rimane un’ipotesi, resa solo più concreta da alcune testimonianze, una tra  tutte quella della ragazzina di Pescara che, dopo aver accusato un malore in classe, ha detto di aver partecipato a questo gioco arrivando alla 49esima prova delle 50 previste dal gioco, che si conclude con la morte. E dalla confessione di uno dei presunti ideatori, che ha confessato di aver creato il gioco per “ripulire la società”. Ma le accuse a suo carico non sono state ancora confermate.

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