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Federico Guarascio: da adolescente passavo più tempo in videoteca che a scuola. La passione per il cinema è rimasta sempre costante negli anni.

Federico Guarascio: da adolescente passavo più tempo in videoteca che a scuola. La passione per il cinema è rimasta sempre costante negli anni.

Ci tro­via­mo oggi con Fede­ri­co Gua­ra­scio, pro­dut­to­re di mol­te ope­re cine­ma­to­gra­fi­che di suc­ces­so, per cono­sce­re chi è e saper­ne di più sui lavo­ri che ha fino ad oggi pro­dot­to.

Fede­ri­co, pos­sia­mo chie­der­ti come e per­chè hai scel­to di intra­pren­de­re que­sto set­to­re?
Ho ini­zia­to qua­si per neces­si­tà per­chè in Ita­lia è dif­fi­ci­le tro­va­re fon­di e offer­te di lavo­ro cine­ma­to­gra­fi­co, spe­cial­men­te per pro­get­ti Indie, e io ave­vo del­le idee che vole­vo tra­sfor­ma­re in pro­get­ti audio­vi­si­vi, per cui ho inco­min­cia­to ad auto­pro­dur­mi da solo le mie pri­me cose usan­do i rudi­men­ti di che ave­vo appre­so lavo­ran­do per un’a­gen­zia pub­bli­ci­ta­ria.
Ave­vi da sem­pre que­sta pas­sio­ne o l’in­te­res­se per que­sto mestie­re è nato con il tem­po?
Sono sem­pre sta­to un cine­fi­lo. Nel­l’e­tà del­l’a­do­le­scen­za pas­sa­vo più tem­po in video­te­ca che a scuo­la. Poi la mia vita ha avu­to per­cor­si dif­fe­ren­ti ma la pas­sio­ne per il cine­ma è rima­sta sem­pre costan­te negli anni.
Ci rac­con­ti la tra­ma di Only Solo­mon Lee, che pos­sia­mo cer­ta­men­te inse­ri­re nel nove­ro dei tuoi più impor­tan­ti lavo­ri esat­to?
Solo­mon Lee è la sto­ria di un uomo che non tro­va un suo posto nel mon­do, che è inca­pa­ce di con­net­ter­si con le altre per­so­ne e ha pro­ble­mi a defi­ni­re la sua iden­ti­tà. Que­sta alie­na­zio­ne, que­sto spae­sa­men­to non gli han­no impe­di­to di costruir­si un suo mon­do biz­za­ro e fan­ta­sti­co dove le rego­le, di quel­lo che noi con­si­de­ria­mo vive­re civi­le, sva­ni­sco­no.
Qual­che curio­si­tà su God­ka Cir­ka. Come nasce, qua­l’è la sto­ria? 
God­ka Cir­ka è un pro­get­to ambi­zio­so di Anto­nio Tibal­di e Alex Lora al qua­le ho avu­to l’o­no­re di par­te­ci­pa­re come copro­dut­to­re. Si trat­ta di un ritrat­to poe­ti­co di una real­tà ai più sco­no­sciu­ta, che è quel­la del­la vita del­le don­ne in Soma­li­land.
Il docu­men­ta­rio, The Fourth King­dom che hai recen­te­men­te pro­dot­to, in qua­li festi­val è già pas­sa­to?
Diver­si, ti men­zio­no solo i più impor­tan­ti, Shan­gai, Gua­da­la­ja­ra e Docu­men­ta Madrid. E ovvia­men­te l’ul­ti­mo DOC NYC.
E’ sta­to com­pli­ca­to gira­re que­sto docu­men­ta­rio?
Da un pun­to di vista pro­dut­ti­vo è sta­to un lavo­ro com­ples­so per via dei per­mes­si e del­la pre­ca­ria situa­zio­ne socia­le in cui le don­ne ritrat­te sono costret­te a vive­re. Ma sia­mo riu­sci­ti a ter­mi­na­re a un docu­men­ta­rio di estre­mo valo­re arti­sti­co e socia­le, è di sicu­ro una del­le vet­te più alte del­la mia car­rie­ra.
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