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A tu per tu con Manuela Tempesta

Cinema

A tu per tu con Manuela Tempesta

A tu per tu con Manuela Tempesta

Arianna Valentini incontra la regista e sceneggiatrice Manuela Tempesta

Ciao Manuela, benvenuta su Click Mag in breve quando hai deciso che volevi diventare regista?
Grazie a voi di “Click Mag” per questo spazio che mi state dedicando! Per quanto mi riguarda, mi sono sempre sentita una “scrittrice” e un’ “autrice” fin da quando ero bambina. Ho iniziato a scrivere fin dall’asilo. Ero molto vivace e la maestra decise di “insegnarmi a scrivere” prima del tempo, ovvero prima di frequentare le scuole elementari. Era un modo per tenermi buona, seduta davanti al banco, dove non potevo fare “troppo casino”. In poco tempo, mi sono appassionata sia alla lettura che alla stesura di racconti. Leggevo moltissimi fumetti ma anche romanzi e appuntavo ciò che accadeva nella mia vita su alcuni diari. Scrivevo sempre…E all’età di 10 anni, con una vecchia macchina Olivetti, ho scritto anche la prima sceneggiatura di un film. S’intitolava “Quella scuola davanti al cimitero”. Avrei voluto curarne anche la regia, ma ero davvero piccola e non era possibile dare seguito ai miei desideri… In quel periodo scrissi anche un copione teatrale e organizzavo, in casa, degli spettacoli di marionette. Non riuscivo a stare ferma, ero molto creativa e avevo continuamente bisogno di inventare storie.

Torniamo indietro ma solo di poco….. Parliamo del lungometraggio Pane e Burlesque, hai scelto per i protagonisti, volti noti del cinema italiano, credibilissimi nei ruoli che hanno interpretato. In che modo hai lavorato in questo senso, quali sono state le tue priorità?
Le priorità erano quelle di trovare delle attrici famose che non si fossero mai confrontate con le tematiche proposte dal film, ad esempio con il Burlesque. Cercavo qualcosa di nuovo, in qualche modo di “inedito”. Invece, per i ruoli secondari, volevo degli attori che fossero in grado di interpretare dei ruoli specifici, regalandogli profondità.
Ho scritto dei personaggi immediatamente riconoscibili, in grado di creare empatia. Volevo che facessero riflettere sui disagi dell’epoca contemporanea e sui pregiudizi verso le donne che ancora esistono. Quel film è stata una grande scommessa.

Un periodo possiamo dirlo ” d’oro” per te, molti premi e riconoscimenti, cosa provi di questo attimo..?
Sono contenta ma affronto ogni progetto come se fosse il primo, un perpetuo “nuovo inizio”.
Credo che non si smetta mai d’imparare e che ogni lavoro sia una grande avventura, ma anche un’opportunità di confronto con il mondo attuale.

Nella vita di tutti i giorni com’è Manuela Tempesta?
Sono una persona molto attiva e molto disciplinata. Mi piace organizzare ogni step del mio lavoro nei minimi dettagli, sono molto perfezionista.
Leggo articoli di cronaca e notizie sui quotidiani; mi dedico, continuamente, a fare ricerche per approfondire.
Pretendo tanto anche da chi lavora con me perchè cerco di ottenere sempre il massimo.
Per me, l’impegno è sacro e, quando decido di lavorare su un progetto, dedico tutto il mio tempo a realizzarlo nel migliore dei modi.
Non lascio mai nulla al caso, preferisco controllare ogni fase e non trascurare nulla.

Regista molto vicina alla tematica della violenza sulle donne, per questo nasce il cortometraggio CRISTALLO, come ha preso vita il progetto?
CRISTALLO affonda le radici dalla voglia di raccontare alcune “facce” della violenza domestica e del rapporto che si può creare tra “vittime e carnefici”.
Tutto nasce dalla necessità di “denunciare”, seppur attraverso un cortometraggio, qualcosa che pensavo da molti anni ma che mi tenevo dentro.
Il mio corto, infati, è stato girato alla fne del 2017, mesi prima che scoppiasse il “caso Weinstein”, che risale ufficialmente nel 2018.
Lo dico solo perchè, l’anno scorso, si sono moltiplicati i corti e gli autori impegnati su questo tema, cavalcando un’onda anche mediatica , ma nel mio caso tutto è iniziato molto tempo prima.
Alcune persone che stimo mi hanno aiutato, tra cui anche Daniele Ciprì e la sua squadra. Sono stati molto generosi.
Il soggetto è stato scritto solo da me mentre la sceneggiatura l’ho condivisa con Chiara Bondì, una validissima sceneggiatrice oltre che un’amica. E poi, determinante nella possibilità di realizzare questo progetto, è stato il mio incontro con “Equilibra” (un importante e famoso brand per il quale avevo già girato alcuni spot per la tv) e con Maria Zuccarelli, una donna sensibile e speciale, impegnata da anni, insieme a suo marito Franco,nel cercare di arginare ogni tipo di mobbing, bullismo o violenza.
E’ stato meraviglioso collaborare con loro: hanno creduto subito nella storia e nel messaggio contenuto nel corto, così hanno deciso di finanziarlo.
Senza di loro, come dico sempre, CRISTALLO, probabilmente, non sarebbe mai stato girato.

Per riuscire a sensibilizzare i giovani su questa tematica, su cosa hai puntato?
Le mie protagoniste, ovvero Daphne Scoccia e Giglia Marra, sono due giovani donne che interpretano, rispettivamente, una ragazza ventenne e una dottoressa vittime dello stesso destino, ovvero di due uomini violenti, che hanno i volti del giovane Simone Amato e del più navigato Giovanni Maria Buzzatti.
Per sensibilizzare i ragazzi, soprattutto quelli delle scuole medie e superiori, ho puntato sull’empatia che potevano creare queste due storie che s’intrecciano, e nelle quali chiunque può riconoscersi.
Gli attori mi hanno aiutato molto, si sono calati nei ruoli e non si sono risparmiati. Il mio cast è stato eccezionale!

Vediamo predominare nel cinema la regia al “maschile”, ti è successo di incontrare difficoltà nel tuo percorso come regista?
Sì, molte. La disparità è palese anche se, lentamente, le cose stanno cambiando e le donne hanno più opportunità di esprimersi, anche come registe. Ma la differenza di “gender” resta. Comunque, al di là di questo, realizzare un progetto cinematografico o televisivo, è un percorso appassionante ma anche molto faticoso, spesso disseminato da tanti ostacoli che non è semplice superare! Io sono sempre stata molto una persona molto determinata, anche testarda se vogliamo. Ho fatto tutto da sola (e di questo sono molto fiera), con impegno e tantissimo studio.
Sembrerà strano, ma quasi sempre, sui set, sono l’unica persona laureata in cinema e che ha seguito diversi Master.
Insomma, non devo dire grazie davvero a nessuno, se non a me stessa e alla mia “resistenza” se ho avuto delle possibilità di approcciare questo lavoro.
Per me, infatti, la “pratica” deve essere accompagnata dalla preparazione culturale, o risulterà sempre “monca”, “mancante di un pezzo”.

Quali sono stati i tuoi maestri?
Marco Bellocchio, Ettore Scola e Alberto Grifi.
Li ho conosciuti tutti, ho studiato con loro. Sono stata anche sul set del film “Sangue del mio sangue”, diretto proprio da Bellocchio, dove ho collaborato insieme ad altri ragazzi come assistente di Marco, un’opportunità straordinaria che ci venne regalata grazie al corso che proprio lui teneva, ogni anno, a Bobbio.
Grifi, invece, è stato uno dei miei insegnanti in una scuola di Cinema, eravamo diventati amici e dovevamo girare insieme. Quando è scomparso, ho curato un libro su di lui.
Tutti questi registi mi hanno insegnato molto.

Come vivi la situazione politica di oggi?
Non mi piacciono le politiche sul lavoro e le disuguaglianze sociali, non si fa ancora abbastanza per migliorare la situazione, per valorizzare e rispettare le differenze. Da parte del governo vorrei delle scelte più coraggiose, reali taglie alle tasse e maggiori investimenti per aiutare le classi più disagiate.

Nella tua vita privata c’è qualcuno che ti fa battere il cuore?
Top secret!

Prossimi progetti?
Sto scrivendo il mio secondo film, un film profondo e sociale con due donne protagoniste, ambientato in periferia.
Ho scritto anche dei documentari sull’immigrazione e alcuni corti, tra cui uno su una “sposa bambina” e un thriller.
Spero di riuscire a girarli prima possibile.

Un saluto per i lettori di Click
Ciao amici di Click Mag, spero di aggiornarvi presto sui miei progetti! Se mi seguite, vi ringrazio!

Ciao Manuela …..anzi ciao Manu

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